Normativa Antincendio Impianti FV: come la Termografia drone rivela anomalie prima che sia troppo tardi

Impianti Fotovoltaici a Norma Antincendio? Scopri i Rischi Nascosti con l’Analisi Termografica via Drone

Sapevi che oltre il 30% degli incendi negli impianti fotovoltaici è causato da anomalie invisibili a occhio nudo?
E che la normativa antincendio oggi richiede controlli preventivi sempre più stringenti?

Se hai un impianto fotovoltaico — che sia residenziale, commerciale o industriale — la sicurezza non è più un optional.

È un obbligo di legge.

Cosa dice la normativa antincendio per gli impianti FotoVoltaici?

La normativa italiana (CEI 0-21, CEI 0-16, D.M. 37/08 e linee guida dei Vigili del Fuoco) impone di garantire la sicurezza elettrica e antincendio degli impianti fotovoltaici, soprattutto se installati su edifici ad uso civile, produttivo o con presenza di pubblico.

Tra i punti chiave:

  • Obbligo di manutenzione periodica e verifica dello stato dell’impianto.
  • Necessità di individuare precocemente guasti elettrici (come cortocircuiti, connessioni difettose, hot spot).
  • Documentazione tecnica aggiornata e report di ispezione in caso di controllo.

Ignorare questi obblighi non solo espone a sanzioni, ma mette a rischio vite umane e patrimoni.

Dal 1° settembre 2025, nuove linee guida antincendio per impianti fotovoltaici entrano in vigore e si applicano a impianti fino a 1500 V installati su edifici civili, industriali, agricoli, pensiline, ecc., escludendo però impianti a terra, plug & play, sotto 800 W o agrivoltaici lontani più di 100 metri dagli edifici. Le misure prescrivono:

  • Separazione fisica tra pannelli e materiali combustibili tramite distanze o barriere;
  • Uso di moduli, cavi e componenti certificati e resistenti al fuoco;
  • Corretto dimensionamento di cavi e protezioni elettriche per evitare surriscaldamenti e cortocircuiti;
  • Predisposizione di dispositivi di sezionamento e arresto rapido accessibili ai Vigili del Fuoco;
  • Manutenzione periodica e documentata del sistema.

Come azioni correttive o di contenimento dei rischi, è essenziale assicurare che i pannelli non ostacolino evacuatori di fumo, mantenere distanze di sicurezza da compartimenti antincendio, effettuare una valutazione approfondita del rischio incendio in fase progettuale, e garantire ispezioni e manutenzioni periodiche per prevenire cortocircuiti e malfunzionamenti.

In sintesi, il responsabile della sicurezza deve:

  • Valutare il rischio incendio specifico del sito e delle caratteristiche dell’impianto;
  • Assicurare che l’impianto sia conforme alla normativa antincendio vigente (linee guida 2025);
  • Garantire la manutenzione e la segnalazione agli organi competenti se richiesta (oltre 65 kW);
  • Applicare distanze di sicurezza e materiali resistenti al fuoco per limitare il potenziale innesco e propagazione di incendi.

Perché scegliere l’analisi termografica con drone?

L’analisi termografica dell’impianto fotovoltaico è una metodica molto efficace per la prevenzione del rischio incendio e il controllo di eventuali criticità. Permette di identificare in modo tempestivo anomalie termiche come hot spot (punti caldi), surriscaldamenti, cortocircuiti o connessioni difettose che potrebbero causare guasti e in casi estremi incendi.

Questa tecnica non invasiva utilizza termocamere a infrarossi, anche installate su droni, per misurare la distribuzione della temperatura sui moduli fotovoltaici durante il normale funzionamento, senza dover spegnere l’impianto. Una termografia fatta correttamente può mettere in evidenza:

  • Celle danneggiate o difettose,
  • Connessioni elettriche anomale,
  • Ombreggiature che possono causare surriscaldamenti,
  • Degrado o malfunzionamenti che riducono l’efficienza e aumentano il rischio di incendio.

I principali vantaggi sono la diagnosi precoce dei problemi, la prevenzione di guasti costosi e incendi, il prolungamento della vita utile dell’impianto e la sicurezza aumentata per operatori e strutture. Inoltre permette di pianificare interventi manutentivi mirati e tempestivi, limitando i rischi e ottimizzando il rendimento dell’impianto.

L’analisi termografica è quindi un validissimo strumento di controllo nella gestione del rischio incendio per un impianto fotovoltaico e dovrebbe essere inclusa come pratica regolare di manutenzione e monitoraggio della sicurezza antincendio:

Esempio concreto: Impianto da 50 kWp su capannone industriale – ispezione termografica drone: Rilevata stringa non funzionante e hot spot a 185°C (temperatura normale: 40-50°C). Intervento tempestivo evitato: rischio incendio + recupero di produzione del 15% annuo.

Un esempio reale:

Vantaggi Chiave dell’Analisi Termografica
  • Proattività: Rileva problemi nascosti e potenziali guasti prima che diventino critici e causino fermi impianto o incendi. Passi da una manutenzione correttiva a una manutenzione predittiva.
  • Sicurezza: L’ispezione è non distruttiva e si esegue a distanza, senza bisogno di toccare l’impianto in tensione, riducendo i rischi per l’operatore.
  • Efficienza: Permette di scandagliare rapidamente grandi superfici (tetti estesi) identificando con precisione i moduli o i componenti da sostituire o riparare, ottimizzando tempo e costi di intervento.
  • Documentazione Oggettiva: Le termografie forniscono una prova visiva e misurabile dello stato di salute dell’impianto, utilissima per il tuo DVR, per le assicurazioni e per richiedere interventi in garanzia ai produttori.

Quando e Come Eseguirla: Aspetti Critici

La termografia è potente, ma deve essere eseguita correttamente per essere significativa.

Condizioni Ambientali Ideali (Fondamentali!)

  • Irraggiamento solare sufficiente: Almeno 500-700 W/m². Serve il sole per “stimolare” l’impianto.
  • Cielo sereno: Nuvole intermittenti falsano la lettura.
  • Vento assente o molto leggero: Il vento raffredda la superficie dei pannelli, mascherando gli hotspot.
  • Periodo consigliato: Mezzogiorno, nelle ore di massima insolazione, preferibilmente in primavera/estate.

Competenza dell’Operatore

Questo è il punto cruciale. Non è un’attività che può fare un addetto interno senza formazione specifica. Serve un termografista certificato di Livello 2 o 3 (secondo lo standard internazionale ISO 18436-7 o EN 16714) che:

  1. Conosca la tecnologia fotovoltaica e i suoi punti critici.
  2. Sappia regolare la telecamera termica (emissività, temperatura riflessa).
  3. Sappia distinguere un vero hotspot da un’anomalia termica causata da un riflesso (“fattore di disturbo”).
  4. Sappia interpretare i risultati e redigere un report tecnico professionalmente valido.
  1. Cosa Cercare nel Report di un’Analisi Termografica

Un report professionale deve includere:

  1. Foto termografica dell’hotspot.
  2. Foto a luce visiva della stessa area, per l’identificazione precisa del modulo.
  3. Delta Temperatura (ΔT): La differenza di temperatura tra l’hotspot e le celle circostanti funzionanti. Soglie di allarme comuni:
    • ΔT < 10-15°C: Anomalia lieve, da monitorare.
    • ΔT tra 15°C e 30°C: Anomalia significativa. Pianificare la riparazione a breve.
    • ΔT > 30-40°CAnomalia critica. Il componente è a forte rischio di incendio. È necessario intervenire immediatamente, possibilmente disattivando la stringa interessata.
  4. Descrizione del probabile guasto (es.: “connettore surriscaldato nel junction box”).
  5. Raccomandazioni di intervento.
  1. Inquadramento nella Valutazione del Rischio Aziendale

Come Responsabile della Sicurezza, devi considerare la termografia come parte integrante del tuo piano di manutenzione.

  • Frequenza: Per un impianto medio (> 100 kW), una periodicità biennale è un buon punto di partenza. Per impianti più critici (es. > 1 MW) o in ambienti particolari, può essere richiesta un’analisi annuale.
  • Costo vs. Beneficio: Il costo di un’analisi termografica (che varia in base alla taglia e all’accessibilità dell’impianto) è di gran lunga inferiore al costo di un incendio (danni materiali, fermo produttivo, danni d’immagine) o alla perdita di produzione energetica per un guasto esteso.
  • Obbligo di Diligenza: Anche se non sempre esplicitamente resa obbligatoria per legge, in sede di eventuale sinistro, poter dimostrare di aver adottato tecniche avanzate di monitoraggio come la termografia costituisce una forte prova del tuo impegno nella prevenzione e nell’adempimento degli obblighi di vigilanza (D.Lgs. 81/08).

Domande frequenti

Q: È obbligatoria la termografia per legge?
A: Non c’è un obbligo diretto di “termografia”, ma la normativa impone di verificare lo stato di sicurezza dell’impianto. La termografia è lo strumento più efficace per farlo — e i Vigili del Fuoco la richiedono spesso in caso di ispezione.

Q: Ogni quanto va fatta?
A: Consigliamo ogni 2 anni per impianti residenziali, annualmente per impianti industriali o su edifici sensibili (scuole, ospedali, centri commerciali).

Q: Serve spegnere l’impianto?
A: No! L’analisi si fa a impianto acceso e in produzione — così rileviamo le anomalie in condizioni reali.

Conclusione

Valutazione finale: L’analisi termografica è altamente raccomandabile, se non essenziale, per una gestione responsabile del rischio incendio in un impianto fotovoltaico aziendale. Non è un semplice “optional tecnico”, ma un investimento in sicurezza e continuità operativa.

La tua azione pratica: Inserisci nel piano di manutenzione dell’impianto una scadenza per l’esecuzione di un’analisi termografica qualificata, affidandoti a professionisti certificati. I risultati ti daranno un quadro chiaro dello stato di salute dell’impianto e ti permetteranno di programmare interventi manutentivi mirati, eliminando sul nascere le criticità più pericolose.

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